In viaggio con un vegano

Da un blog che si chiama "Veg out and about" e che, essenzialmente, vuole trattare di viaggi e di mondo vegano, cosa ci si può aspettare se non un post su come si comporta un vegano in viaggio?
Credo, bene o male, di averne già parlato sia nel post del Giappone che in quello sull'organizzazione dei viaggi perchè, si sa, il cibo è un aspetto fondamentale di ogni viaggio, piccolo o grande che sia. Io non vado neppure a Torino senza sapere dove mangerò, figuriamoci se parto per una città nuova senza pianificare i pasti. Parafrasando una canzone di Battisti, "Tu Chiamala, se vuoi, ossessione" ma per me viaggiare senza porre attenzione e cura in ciò che si mangia, è un viaggiare a metà. Per questo, nel mio diario di bordo, segno minuziosamente i locali che vorrei provare, cerco su Internet, chiedo ad amici, leggo guide. Poi, se fa caldo, posso anche accontentarmi di pranzare con un gelato, ma quella gelateria devo averla scelta sulla base di recensioni e deve avere qualche particolarità che me la fa scegliere e preferire alle altre. A New York, ad esempio, ricordo di essere letteralmente impazzita per cercare una gelateria che era famosa per ottimi gelati (vegani) con pezzi di cookies all'interno, e non mi sono fatta intimorire dal fatto che era sulla settima mentre il mio hotel era sulla quarantasettesima: io volevo QUEL gelato, non UN gelato. Effettivamente ne valeva la pena.
Nishijiki market a Kyoto
Questo per dirvi che il cibo ha davvero un ruolo rilevante nei miei viaggi: non pretendo il ristorante rinomato, ma quello particolare e con un occhio di riguardo alle tradizioni locali. Il piacere di provare piatti tipici del posto in cui sono, ovviamente, un po' si scontra con il mio essere vegan, per lo meno in alcune delle città che ho visitato. Premetto che mangiare vegan in viaggio non è un problema ma, inevitabilmente, alcuni paesi sono meno vegan friendly di altri. Paradossalmente, mentre temevo di incontrare molte difficoltà a mangiare in Giappone, ne ho incontrate di più in Portogallo. A Tokyo e a Kyoto ho sempre mangiato vegan tranquillamente, non solo nei ristoranti, ma anche nei mercati ( cosa che in altre città non sono mai riuscita a fare ) poichè tantissimi piatti sono vegan di per sé ( le alghe, il natto, il tofu, la pelle del tofu..).
Ovvio che, un minimo, bisogna partire informati e muniti di indirizzi. Magari senza cadere nella mia ossessione, ma neanche dire "massì..". Certo, all'estero mangiare vegan è molto più facile che in Italia e con l'avvento del Beyond Meat credo che tra un po' sarà possibile buttarsi in qualunque paninoteca e trovare un panino "sporcaccione" vegan, ma se a) non siete tipi da panino b) volete assaporare cibo particolare e magari anche locale, ecco, un piano di battaglia deve essere fatto.
Non sono vegana da molto, è vero, ma già da vegetariana quando viaggiavo prediligevo ristoranti vegani poichè, come forse saprete, non mangiavo formaggi e, tranne pochi casi, se dicevo "sono vegetariana" il rischio di trovarmi un latticino nel piatto era altissimo. Credo, quindi, di aver accumulato un po' di esperienza sul campo e di potervi dare qualche consiglio.
LE FONTI
Qui giocherò un po' sporco, riportandovi un passo del post sull'organizzazione dei viaggi.
Come già detto in quella sede, le risorse da utilizzare sono molteplici: guide, riviste, passaparola e il web. A dire la verità, le prime due ( libri e riviste ) vanno dosate con attenzione, perchè con mio sommo dispiacere devo ammettere che sono pochissime le guide che riportano ristoranti vegani, a meno che non si tratti di guide fatte appositamente per i vegan. Stessa cosa per quanto riguarda le riviste, anche se sulle monografie di Marco Polo, spesso e volentieri ci sono capitoli dedicati al "vivere green". Una rivista che vi consiglio ( anzi, vi consiglio di prendere gli arretrati perchè purtroppo non viene più pubblicata ) è Vegan Italy, della Sonda. Il mio amico Yari scriveva proprio una rubrica sui viaggi ( che, tra l'altro, mi ha dato lo spunto per questo post ) e credo che abbia trattato tutte le maggiori città del mondo, quindi direi che è la Bibbia di riferimento di ogni viaggiatore vegan.
Cartoville, Lonely planet et similia a volte riportano dei locali veg, ma prendeteli con le pinze e controllate sempre su Happy Cow.
Ed eccoci al web, Instagram in primis. Vi segnalo l'account di Yari @vegantraveller che, avendo girato praticamente tutto il mondo, è una fonte inesauribile di ispirazioni. Altro account da tenere d'occhio, soprattutto se siete in zona Parigi ( ma è un altro grande viaggiatore, quindi da lui troverete consigli per quasi tutto il mondo ) è Sebastian Kardinal. Ma, generalmente, seguendo un sacco di account vegani, trovare spunti non è difficile.
Fondamentale è Happy Cow, per la ricerca di locali vegani in tutto il mondo, e poi Tripadvisor ( basta selezionare, nei filtri "Opzioni vegane" e, poi, controllare se effettivamente tali opzioni ci sono).
Se su Instagram trovo un locale carino, vado a cercarlo su Happy Cow e su Tripadvisor; magari mi metto anche a seguire la pagina IG e Facebook. Poi, fidatevi: sembra un "lavoro" infinito, ma una volta che ci avete preso mano è facilissimo e verrà da se. Altro trucchetto è quello di digitare su IG il nome della città che visiterete preceduto dalla parola "vegan" (#vegantokyo, #veganberlin...) : vi si aprirà un mondo e scorrendo le foto vedrete tanti account collegati...utilissimo!
Infine segno tutto su Google Maps e sul mio quaderno di viaggio
Di seguito, ad esempio, la mia Mappa di Tokyo e Kyoto ( grazie Yari!)

Sempre prima di partire, informatevi sulle tradizioni locali e cercate di capire quali sono i cibi tipici del luogo che andate a visitare. Molti sono vegan senza bisogno di specificazioni ( i mochi in Giappone, ad esempio o, sempre in Giappone, i crekers di riso ) e, quindi, potrete mangiarli senza problemi cogliendo due piccioni con una fava: assaggiare cibo locale e mangiare vegan! Per altri, invece, dovrete fare un po' di attenzione perchè non sono sempre vegan ( il tofu, ad esempio, spesso è condito con fiocchi di bonito, pesce ). E allora? eccoci al punto successivo
PRIMA DI PARTIRE
Fondamentale, soprattutto se andate in un paese ove non si parla inglese o, comunque, temete di non riuscire a farvi capire, è scaricare il Vegan Passaport sul telefono, da mostrare in qualunque paese del mondo e far capire cosa mangiate e cosa no. Se la meta del vostro viaggio è il Giappone, la card da stampare è questa ( oltre al veganismo ci sono anche frasi per intolleranze ed allergie ).
SUL CAMPO
Partiamo dalla scelta dell'hotel. In questo primo step non sono particolarmente esigente e non scelgo hotel vegan. Guardo le foto su Booking per cercare di capire come è la colazione e, se ho dei dubbi, scrivo una mail all'hotel. Non ho grandi pretese, a dirvi il vero: mi basta della frutta e del latte vegetale. Pane o cereali ci sono quasi sempre, quindi non lo sto neppure a specificare.  Il primo giorno, comunque, cerco sempre di procurarmi un frutto o un brick di bevanda vegetale da portare a colazione, nel caso in cui non ci sia proprio nulla di nulla, ma non è quasi mai successo di doverlo utilizzare. Sono riuscita a cavarmela bene anche in Giappone, dove vige la colazione salata e, al 90% a base di pesce: ho dovuto un po' adattarmi ed usare, anzichè i cereali, il riso, ma alla fine la mia colazione vegan è venuta fuori. Questo, ovviamente, vale per me che sono una fan della colazione con frutta e cereali: se siete più esigenti e, magari, preferite qualche brioche o il salato, vi conviene informarvi un attimo. Per sicurezza, comunque, vi consiglio di portarvi sempre in viaggio dei biscotti, delle gallette, delle barrette. A meno che non andiate su un'isola deserta troverete sempre qualcosa e non vi saranno utili, ma prevenire è meglio che curare.
In Italia, comunque, esistono alcuni b&b vegani tra cui La Casota a Torbole sul Garda che non ho ancora avuto l'onore di provare ma di cui mi hanno parlato tutti benissimo, specializzata in colazioni vegan.
Sistemata la colazione, passiamo al pranzo. 
Bento da Ain Soph. Ginza
Ora, qui dipende da come siete abituati e cosa preferite. Io al pranzo do meno importanza che non alla cena ma, in ogni caso, non sono quella che riesce a tirare avanti dalla colazione fino a sera senza introdurre cibo in corpo. Il pranzo può essere, anzi preferisco che lo sia, abbastanza easy ( sia dal punto di vista economico che dal punto di vista digestivo ) anche per non perdere troppo tempo, ma deve comunque esserci. Per questa ragione, più che ristoranti veri e propri, nel famoso "quadernino di viaggio", alla voce "pranzo" inserisco locali veloci ( fast ma non fast food, cercate di capirmi..) , spesso cafè,  dove sia possibile pranzare con un piatto unico, un bento, una formula comprendente un piatto e una bevanda...Una buona risorsa sono i grandi supermercati biologici che, all'interno, hanno il ristorante self service ( il Whole food market a Londra e a New York, la Natural house a Tokyo..). Non sono sempre a buon mercato, però almeno potete regolarvi e prendere solo quello che vi va di mangiare. Ripeto: è una scelta personale perchè preferisco dedicare più attenzione e cura alla cena e stare più easy a pranzo dato che tra la colazione e le varie pause caffè uno non arriva certo affamato, ma de gustibus..
Di seguito qualche indirizzo utile tratto dai miei pranzi passati, per farvi capire cosa intendo per pranzo "easy" ( per comodità metterò solo una scelta per città che, magari, non è stata neppure la mia preferita ma è la più rappresentativa di ciò che intendo )

  • Tokyo: Ain Soph. Ikebukuro ( per me una ricca insalata con verdure cotte e crude, hummus e pane. Per Giorgio la pasta del giorno )
  • Kyoto : Veg out ( con un ottimo Obanzai plate per me )
  • Barcellona: Juice house ( locale famoso per brunch e colazioni )
  • Parigi: Bowly Poke ( dove fanno solo, ed esclusivamente bowl componibili. Vedi foto.)
  • Londra:  The Mae Deli ( uno dei locali di Ella. Non so se esista ancora. Magari controllate)
  • Torino: Soup and Go ( dove è possibile mangiare ricche zuppe e comporre insalate a buffet )
  • New York: Whole Food Market.
A cena, come dicevo, vuoi perchè ho più tempo, vuoi perchè fin da piccola le ho sempre dato più importanza, mi piace dedicarmi a qualche ristorante particolare. Che non vuol dire sempre costoso eh, sia chiaro, ma se a pranzo mi basta un piatto leggero, a cena posso anche prenderne due o qualcosa di più elaborato. Il locale può essere vegano o un etnico con scelta veg ( thailandese, coreano, indiano..).  Capita, poi, che durante un viaggio importante, decida di fare la follia e di cenare in un ristorante consigliato da qualche amico o particolarmente famoso. Del Bon di Tokyo e del Kanga -An di Kyoto ne ho parlato qui e qui, quindi non sto a ripetermi. Aggiungo solo che si è trattato di due esperienze fantastiche che hanno avuto il valore dei soldi che ho speso. Non li definisco veri e propri "ristoranti" ma esperienze che mi hanno fatto capire qualcosa in più della cucina giapponese vegana. Non scelgo ristoranti turistici in zone troppo turistiche e, a parte le due eccezioni di cui sopra, neppure locali troppo costosi. All'estero non vado mai in ristoranti italiani.Vi lascio qualche esempio ( il Bon ed il Kanga-An li metto in più ).
Riso, zuppa di miso e sottaceti: degna conclusione al Bon di Tokyo
  • Tokyo: Bon, Taiwan Shokudo ( il primo di cucina fucha ryori, il secondo taiwanese vegetariano)
  • Kyoto: Kanga-An, Engine Ramen ( esperienza di cucina fucha ryori per il Kanga-An, ramen con opzioni veg il secondo )
  • Parigi: La Palanche d'Aulac ( ristorante vegano vietnamita )
  • Barcellona: Vegetalia ( ristorante con più location. Modesto ma gradevole e con la paella vegana)
  • New York: Hangawi ( ristorante elegante. Cucina vegana coreana )
  • Torino: L'Orto già Salsamentario ( il meglio del meglio. Ristorante vegano crudista. In foto il dolce crudista "Palla al Centro")
  • Londra: The good Earth ( ristorante cinese di classe. Ampia scelta di piatti veg )
  • Lisbona: India Gate ( ristorante indiano classico )
  • Verona: La Lanterna bio ( ristorante vegano tradizionale )
Tra pranzo e cena, ovviamente, ci sono le merende. In ogni viaggio inserisco anche le pause caffè in locali segnalati da amici/guide. Possono essere gelaterie, caffetterie, sale da the..l'importante è che abbiano una particolarità e che siano veg. Fare merenda mi serve anche per ricaricare un attimo le energie e concedermi qualcosa che a casa non mi concederei. Anche in questo caso cerco di fuggire dai posti troppo turistici ( tuttavia gli Starbucks all'estero li scelgo spesso per la pausa pipì, ma questo è un altro discorso ). Segue solito esempio
  • Tokyo: Kippy's coco cream ( gelati a base di latte di cocco. Non molte le opzioni veg, perchè i gusti sono dolcificati con il miele, ma due o tre opzioni dolcificate con i datteri ci sono e sono ottime)
  • Kyoto: Kasagi ya ( sala da the con dolcetti tradizionali giapponesi. Da provare )
  • Torino: Grezzo raw chocolate ( non dico nulla. Già sapete )
  • New York: Van Leeuwen Artisan Ice cream ( gelati ottimi e con molte opzioni veg )
  • Barcellona: Flax&Kale ( ristorante flexetariano, dove però ho solo voluto provare i loro gelati riccamente decorati)
  • Parigi: Impronta ( altra gelateria vegana dalle parti di Pigalle )
  • Londra: Chin chin Labs ( gelati al nitrogeno liquido a Camden Town. Non il top, ma curioso )

Ancora da segnalare, sia come meta per lo spirito che per la pancia, i mercati ed i grandi magazzini: oltre ad essere veri e propri siti di interesse storico, sono anche un modo per provare cibo locale o molto particolare. Generalmente trovare cibo vegan non è difficile ( neppure al Tsukiji market, figuratevi!) e, se non c'è nulla di vostro gradimento, potete sempre puntare sulla frutta: le macedonie della Boqueria me le sogno ancora adesso e costavano pochissimo!
Mercati
  • Barcellona: La Boqueria ( frutta fantastica, ma anche tanto cioccolato e tanto di tutto )
  • Londra: Borough market ( tante cose buone e, soprattutto, burger e dolci veg )
  • Tokyo: Tsukiji market ( verdure strane, snack di riso e matcha latte )
  • Kyoto: Nishiki market ( cibo di strada e, per i vegani, sashimi di yuba e sottaceti )
  • New York: Farmer Market di Union Square ( frutta, verdura, dolci..)
  • Torino: Porta Palazzo ( frutta, verdura e, al Mercato Centrale, anche un ristorante vegetariano )

Grandi Magazzini ( la scelta vegan non è sempre ampia e, in più, sono abbastanza cari, ma sono comunque da vedere perchè molto curati )
  • Tokyo*: Mitsukoshi Ginza Store, Isetan, Food show... ( i piani interrati, interamente dedicati al cibo, sono dei veri e propri luoghi di perdizione )
  • Londra: Harrod's ( nella Food Hall troverete cibo da tutto il mondo )
  • Parigi: Grande Epicerie ( pane e frutta da sballo )
  • Barcellona: Le Triangle ( reparto vegano ben fornito )
* ne metto tre a caso, ma l'elenco potrebbe essere infinito.
Mettiamo che i vostri gusti siano particolarmente difficili o che siate economicamente a stecchetto: altra grande risorsa sono i supermercati che all'estero, hanno sempre reparti vegan molto ben forniti. Trovare barrette di emergenza, frutta, cereali, gallette, cioccolato, yogurt vegetali non sarà difficile, ma vi consiglio di leggere sempre bene le etichette ( soprattutto per evitare che in prodotti insospettabili ci sia la gelatina animale, cosa che da vegetariana, in Francia mi è capitata spesso con gli yogurt ). Nelle grandi metropoli troverete anche supermercati biologici o addirittura vegani ( Bio 'c bon a Parigi, Whole Food Market a New York e a Londra, Planet Organic sempre a Londra, Biospace e Obbio a Barcellona, Natural Lawson e Natural house a Tokyo..): impossibile non trovare qualche barretta raw particolare, dei dessert vegan o degli stuzzichini con cui interrompere la giornata. 
Poi, come credo di aver già detto, ci vuole un minimo di flessibilità: il che non vuol dire rinunciare a mangiare veg solo perchè non si ha voglia di cercare locali appositi o con scelte vegan, ma adattarsi un minimo. Se in un pasto non si trova nulla di soddisfacente, un po' di frutta o del riso andranno bene e vi rifarete nei pasti successivi. Se, come mi è capitato a Tokyo, non capendo nulla vi capiterà di mangiare qualcosa di non veg, accorgendovene solo dopo, amen: in un paese straniero può capitare...non colpevolizzatevi ma fate attenzione.
Bene: credo di aver detto tutto.
Aspetto suggerimenti, commenti e quanto altro possa essere di aiuto o di confronto!

Commenti

Anonimo ha detto…
Ciao Francesca, avevo già letto l'articolo appena lo avevi pubblicato, ma non avevo avuto tempo di commentarlo (sai che preferisco scrivere un po' di più, piuttosto che lasciare una parola!).

Il tuo articolo è molto interessante ed esauriente, sicuramente un ottimo vademecum per i vegan e soprattutto, neo-vegani, intimoriti di viaggiare perché temono di non poter mangiare. Nessun problema davvero, basta solo informarsi un po' prima. Un altro consiglio che aggiungerei, e che non mi pare di aver letto nel tuo articolo, è quello di informarsi a priori se, nella destinazione scelta, esistono piatti della tradizione naturalmente vegani. Ad esempio, la Toscana è sì la patria della fiorentina, ma ovunque si trovano splendide zuppe di farro e legumi assolutamente vegane, quindi non si fa davvero la fame. Così come tutta l'Europa orientale ortodossa, dalla Russia alla Serbia, dalla Romania alla Grecia, nel periodo quaresimale diventa un paradiso vegano, dato che vige la regola di non consumare prodotti di origine animale nei quaranta giorni prima di Pasqua permette di trovare piatti e versioni vegan dei piatti tradizionali ovunque.

Per quanto riguarda la disparità di opzioni vegane tra Italia ed estero non sono invece pienamente d'accordo. In Italia abbiamo tantissimi piatti naturalmente veg, è quindi davvero possibile mangiare ovunque in maniera vegetale senza alcun problema (soprattutto al Centro-Sud). Anche per i locali vegani e vegan-"amichevoli", la scelta in Italia è molto ampia, e le grandi metropoli come Roma o Milano sono praticamente al passo con le controparti della stessa grandezza (Parigi, Barcellona, Madrid, Praga, Vienna, Varsavia, ecc.). Londra e Berlino sono un caso a parte, lì la scelta è infinita, ma si tratta di due realtà "ipercosmopolite" che rappresentano forse un unicum.

Per quanto riguarda invece le Lonely Planet, è davvero un gran peccato che non diano spazio a sufficienza ai locali vegani/vegetariani o con opzioni, soprattutto per il fatto che si prospettano come guide eco-compatibili e un po' "alternative". Ma molto devo dire dipende anche dalla sensibilità dei singoli autori, ci sono guide (tipo quella di San Pietroburgo), dove metà dei ristoranti segnalati erano vegetariani o vegan-friendly, altre dove invece si fatica a trovarne (tipo quella del Giappone), e non credo dipenda dalla meta di per sé.

Come dici tu è sempre importante verificare le etichette se si acquista qualcosa in un supermercato. In Francia mi è più volte capitato di stare per comprare dell'hummus che, ahimè, conteneva anche ricotta o latte, o hamburger di tofu in Giappone contenenti anche carne di pollo. Sarebbe quindi utile premunirsi e segnarsi anche i nomi degli ingredienti "proibiti" nella lingua del posto se non la si conosce. Per fortuna comunque, nei paesi dell'UE, è obbligatorio evidenziare in grassetto i potenziali allergeni (tra cui ci sono sempre uova e latticini), in questo modo saltano subito all'occhio.

Infine mi sono guardato la tua mappa del Giappone, i templi in giallo con l'etichetta a forma di pagoda mi sa che te li copierò! ;-)

Buone vacanze e aspetto di rileggerti presto!

Yari

Francesca Quaglia ha detto…
Yari, scusa se ti rispondo solo adesso, ma per qualche motivo il commento era finito in quelli in attesa di moderazione, e l’ho visto solo adesso, cercandolo. Scusami ancora. Ti ringrazio per l’intervento ed i consigli estremamente utili. Sull’informarsi circa i piatti naturalmente veg, lo faccio a metà, nel senso che non parto con una lista di piatti da provare. Piuttosto, in loco, se vedo qualche piatto che sembra veg (come i mochi, ad esempio) allora mi informo sul fatto che non contenga derivati animali e lo provo. Purtroppo, come detto, in Italia ho sempre trovato qualche problema, però ammetto di aver viaggiato più all’estero che non in Italia, quindi non faccio testo! Quanto si templi giapponesi: certo, copia quello che vuoi :) Grazie ancora, Yari
yari ha detto…
Meno male, temevo di dover riscrivere tutto ;-) Nei prossimi giorni mi leggo con calma i post su Berlino, scusa se non ce l'ho fatta ancora!